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Crisi e efficienza energetica: la ricetta della Commissione europea
La Commissione europea ha adottato il 3 dicembre scorso una
proposta che, per la prima volta, permette a tutti gli Stati membri e alle
regioni dell’UE di investire in misure di efficienza energetica e nelle energie
rinnovabili da parte delle famiglie, con il sostegno economico della politica
europea di coesione. Il provvedimento, previsto nell’ambito del Piano europeo
di ripresa economica (European Economic Recovery Plan) presentato la settimana
scorsa, ha come obiettivo le famiglie a reddito basso. Ciò significa, in
pratica, che l’UE potrà cofinanziare regimi varati da autorità nazionali,
regionali o locali destinati a installare nelle abitazioni vetri doppi,
isolamento delle pareti e pannelli solari.
“Si tratta di una proposta in cui tutti hanno
qualcosa da guadagnare – ha affermato il commissario per la politica regionale,
Danuta Hübner, commentando la proposta – Farà risparmiare energia, diminuire le emissioni, tagliare la bolletta
energetica soprattutto per i gruppo sociali più vulnerabili e aiuterà il
settore edile e in particolare le PMI attive in questo campo. Noi speriamo che
il Consiglio e il Parlamento europeo adottino questa proposta in tempi brevi e
che gli Stati membri sappiano organizzare rapidamente le iniziative necessarie
a mettere in atto questo investimento”.
“L’edilizia residenziale rappresenta un quarto del
consumo energetico”, ha aggiunto Andris Piebalgs, commissario per l’energia.
“Con questo provvedimento aiutiamo i
cittadini europei a migliorare la qualità delle loro abitazioni, contribuiamo a
stabilizzare i cambiamenti climatici e a garantire le politiche di
approvvigionamento.”
Incrementare l’efficienza energetica
L’attuale
legislazione sui Fondi strutturali dell’UE limita la possibilità dei nuovi
Stati membri di ricorrere all’aiuto del Fondo europeo di sviluppo regionale
(FESR) nel campo dell’edilizia. Esso può essere usato solo per le parti comuni
di un immobile (o dell’intero immobile, in caso di edilizia popolare), nelle
aree urbane depresse. La proposta odierna permette all’intera UE-27 di
beneficiare dei contributi del FESR all’efficienza energetica e agli investimenti
nelle energie rinnovabili in tutti i tipi di immobili. Solo le famiglie a basso
reddito (in base alle definizioni nazionali) possono però beneficiare
dell’intervento.
In
concreto, gli interventi potranno cofinanziare, ad esempio, programmi
nazionali, regionali o locali a favore dell’isolamento di pareti, tetti e
finestre (doppia vetratura), all’installazione di pannelli solari e alla
sostituzione di caldaie vecchie con nuove più efficienti dal punto di vista
energetico.
Questa
accelerazione dell’investimento energetico in campo immobiliare contribuirà ai
seguenti obiettivi:
·
dinamizzerà
l’economia europea, promuovendone la competitività e creando posti di lavoro,
in particolare nel settore edile;
·
migliorerà
l’applicazione di tecnologie avanzate nel campo dell’efficienza energetica e
delle energie rinnovabili;
·
sosterrà gli
obiettivi di altre politiche comunitarie come la sicurezza energetica, la
tutela dell’ambiente e la lotta ai mutamenti climatici.
Finora,
attraverso la politica di coesione, i 27 Stati membri hanno progettato di
investire 4,8 miliardi di euro nelle energie rinnovabili e 4,2 miliardi di euro
nelle misure di efficienza energetica e di gestione dell’energia.
Contesto
Nell’UE, il settore
immobiliare rappresenta da solo il 40% delle emissioni di gas a effetto serra.
Gli immobili continuano a sprecare energia a causa di sistemi di riscaldamento,
di condizionamento dell’aria e di illuminazione inefficienti. Secondo stime
attuali della Commissione, i risparmi energetici efficienti in termini di costi
nel settore edile potrebbero raggiungere il 28% entro il 2020. Secondo alcuni
studi dell’UE, inoltre, una famiglia media europea potrebbe risparmiare tra 200
e 1000 euro all’anno, a seconda dei propri consumi di energia, se potesse
rendere la sua abitazione più efficiente in termini energetici.
In conformità alla
procedura di codecisione, la proposta della Commissione deve essere approvata
dagli Stati membri e dal Parlamento.
08 / 12 / 2008
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