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Emilia Romagna: Fotovoltaico aziende in crisi e posti di lavoro a rischio per decreto Romani


Riportiamo il Manifesto delle Imprese delle Energie Rinnovabili

Migliaia di posti di lavoro a rischio, imprese costrette a bloccare investimenti e nuove assunzioni, un duro colpo alla possibilità dei cittadini e delle aziende di poter risparmiare sui costi della bolletta energetica.

Sono questi alcuni degli effetti nefasti che vengono prodotti in queste ore dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo che sancisce la fine delle rinnovabili. E' una scure che taglia gli investimenti in corso, aprendo di fatto la crisi di tutti gli operatori del settore.

Inoltre, stiamo assistendo alla mistificazione della realtà, con i dati economici sulle rinnovabili che vengono manipolati e che stanno creando un clima avverso alle energie verdi.

Le imprese dell’Emilia-Romagna che operano nel fotovoltaico, e che sottoscrivono questo appello, hanno un timore: quello di veder scomparire un settore fondamentale dell’economia verde. L’unico comparto, va sottolineato, che in questi anni di crisi ha creato ricchezza e occupazione in Italia.

Le aziende del fotovoltaico chiedono innanzitutto certezze nelle scelte che riguardano le politiche energetiche. Una precondizione minima per qualsiasi settore imprenditoriale, ma che per le rinnovabili e il fotovoltaico è divenuta una chimera. Basta riassumere rapidamente quel che è successo in questo periodo.

Negli ultimissimi giorni le aziende hanno dovuto fare i conti prima con l’annuncio del ministro dello Sviluppo economico che decretava lo stop agli incentivi statali per l’energia da fotovoltaico al raggiungimento della soglia degli 8.000 megawatt di potenza installata. Una beffa, visto che si trattava di un limite che sarebbe stato superato in pochi mesi. Ma, dopo le proteste, giovedì 3 marzo è arrivato il provvedimento del Consiglio dei Ministri che ha azzerato qualsiasi certezza del diritto. Un pasticcio all’italiana che suona come un de profundis per le rinnovabili.

Il provvedimento, di fatto, provoca la morte del settore e trascina nel baratro il comparto trainante della green economy italiana.

Prima di questo annuncio a sorpresa, le imprese del fotovoltaico avevano programmato i loro investimenti basandosi su una legge statale dell’agosto 2010, il cosiddetto Conto Energia, che prevedeva incentivi fino a tutto il 2013 per le famiglie e le aziende che si dotano di energia solare.

In estrema sintesi, dopo essersi basati su una legge dello Stato per elaborare investimenti e assunzioni per i prossimi tre anni, le imprese del fotovoltaico si sono trovate a fare i conti con un orizzonte che viene ridotto a qualche settimana di vita.

Provvedimenti come quello licenziato dal Consiglio dei Ministri hanno due effetti: da una parte bloccare la crescita di una filiera industriale, dall’altra impedire la creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già nati fino ad oggi (più di 120mila).

Infatti, per il solare fotovoltaico, imprenditori e cittadini sono lasciati nella più totale incertezza. Solo chi ha già i cantieri aperti e finirà entro maggio avrà sicurezza sugli incentivi. Dopo quella data c’è il buio.

Da queste considerazioni nasce il nostro appello: il settore del fotovoltaico va considerato per quello che è, ossia una risorsa fondamentale per la creazione di posti di lavoro e per la tutela dell’ambiente. Un appello che si basa su tre punti fondamentali, qui di seguito sintetizzati.

Occorre una politica di sostegno equilibrata, che preveda una riduzione degli incentivi graduale e proporzionata al calo dei costi di installazione.

Occorrono misure certe e condivise, che permettano una seria programmazione imprenditoriale alle aziende del settore.

Occorre una maggiore attenzione da parte delle amministrazioni locali, che devono uniformare le regole per autorizzazioni e permessi per l’installazione di impianti fotovoltaici.

Siamo certi che il mondo delle istituzioni e della politica vorrà tenere conto di queste considerazioni e confidiamo, per il futuro, in un confronto efficace che eviti il blocco delle attività e degli investimenti, per giungere a soluzioni di cui possano beneficiare le imprese e l’intera comunità.


05 / 03 / 2011



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