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Europa a confronto sul pacchetto clima ed energia
Il Parlamento ha
discusso con il Consiglio e con la Commissione sui cambiamenti climatici e sul
pacchetto energetico. La maggior parte dei gruppi politici ha sottolineato
l'urgenza di giungere ad un accordo il 17 dicembre a Strasburgo, ricordando che
i cambiamenti climatici sono la più grande sfida dei nostri tempi. Alcuni
oratori hanno ritenuto il pacchetto non abbastanza ambizioso mentre altri hanno
avanzato dubbi circa l'attendibilità dei fondamenti scientifici utilizzati.
Dichiarazioni della
Commissione
Per Andris PIEBALGS, commissario
per l'energia, le tre istituzioni sono prossime al raggiungimento di un accordo
sul pacchetto dei cambiamenti climatici poiché restano solo pochi punti in
sospeso. Un accordo sulla direttiva per le energie rinnovabili farebbe la
differenza, ha detto, soprattutto per le forniture di energia in Europa. Ha poi
aggiunto che lo stallo del trilogo riguarda i meccanismi di cooperazione e
l'opportunità di introdurre una revisione nel 2014.
Stavros DIMAS, commissario
per l'ambiente, ha ricordato che i cambiamenti climatici e il pacchetto energia
rappresentano uno dei lavori più significativi svolti dall'Unione negli ultimi
anni. Un'economia impostata sul basso utilizzo di carbonio stimolerebbe la
competitività europea e incoraggerebbe l'innovazione, ha aggiunto dicendosi
«ottimista per un accordo in prima lettura», poiché sono stati fatti progressi
importanti. Per quanto concerne poi il sistema di scambio di emissioni, ha
ricordato che il tetto porterà entro il 2020 a un 21% di riduzione delle
emissioni di carbonio. Infine, ha sottolineato che sul finanziamento della
cattura e dello stoccaggio di carbonio, il commissario ha dichiarato che è già
stato deciso di ricorrere alle riserve.
Dichiarazione della
presidenza
Per Jean-Louis BORLOO «questo
mese gli occhi del mondo sono puntati sull'Europa» e ci troviamo «a un punto di
svolta della nostra storia». Facendo riferimento all'ultimo trilogo, ha quindi
commentato che «siamo in una fase cruciale dei negoziati», ma si sta avanzando
come previsto. Rimangono alcuni nodi cruciali da sciogliere, ha spiegato,
incluse le questioni della solidarietà e della progressività nel raggiungimento
dell'obiettivo 20/2020, anche a causa dei disaccordi tra gli Stati membri e
della necessità di aumentare l'efficienza del mercato elettrico senza imporre
oneri ai consumatori.
Il ministro ha quindi informato l'Aula che tre blocchi principali sono
emersi dai negoziati: i paesi Baltici che, in base al trattato devono
smantellare le centrali nucleari, paesi quali la Polonia che hanno meno
efficienza energetica, economie ad alto tasso di carbonio e che si devono
accordare sulla tabella di marcia progressiva e, infine, paesi sensibili al costo
dei meccanismi di solidarietà. Ha quindi concluso ammonendo che «ciò che non
viene fatto oggi, avrà un costo più alto in futuro» e che «il compimento di
questo cambiamento storico sarà di auspicio per la conferenza di Copenaghen e
per il nostro pianeta».
Interventi in nome dei
gruppi politici
Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha
definito il pacchetto dell'energia e dei cambiamenti climatici come «una sfida
immensa» anche di fronte alla crisi finanziaria, sottolineando che «non
possiamo permetterci di perderla». A suo parere «non è impossibile ottenere
l'appoggio della gente» e «avere i cittadini al nostro fianco». L'Europa ha
bisogno di «promuovere l'eco-innovazione», ha aggiunto, e si è rallegrato per
l'adozione di un accordo che riduca le emissioni di CO2 da parte degli
autoveicoli. In conclusione, ha ribadito che è importante «rassicurare i nostri
cittadini sul futuro».
Riferendosi ai cambiamenti climatici come «una delle sfide centrali del
nostro tempo», Martin SCHULZ (PSE,
DE) ha posto l'accento sul fatto che «il lavoro più duro è stato svolto in
Parlamento» e quindi «non Sarkozy, ma Sacconi dovrebbe averne il merito». Ha
poi sottolineato che la procedura speciale utilizzata dal Parlamento per
accelerare la legislazione era inusuale e i deputati insisteranno affinché il
risultato dei negoziati, una volta terminati, sia accettabile per il
Parlamento.
Graham WATSON (ALDE, UK) si è
detto felice perché «potremmo essere a pochi giorni da un accordo storico», ma
ha ammonito coloro che si lamenteranno. Ha quindi dichiarato che è
«irresponsabile» per l'Italia sostenere che le misure energetiche faranno
lievitare il costo del 17%. In conclusione, ha chiesto al Consiglio di
«riaffermare il suo impegno all'obiettivo 20/20/20», vale a dire che «il
Consiglio deve mantenere la parola data».
Claude TURMES (Verdi/ALE, LU)
ha ammonito che «perderemo tutta la credibilità diplomatica se non avremo un
pacchetto sui cambiamenti climatici che guarda al futuro». Il fatto che Barack
Obama intenda mettere le energie rinnovabili e la tecnologia verde al centro
della struttura dell'economia americana rappresenta «un'opportunità storica».
L'Europa ha sempre dato prova di leadership internazionale, ha detto, mentre
ora rischia di subire una battuta d'arresto a causa della imprese più inquinanti.
Felicitandosi per l'accordo raggiunto si è chiesto se bisogna lasciare che
alcuni governi conservatori, come quelli di Tusk, Berlusconi e Merkel,
«ostacolino un progresso storico per i cittadini e per il mondo».
Per Alessandro FOGLIETTA
(UEN, IT), la nuova formula 20 x 20 x 20, utilizzata per riassumere gli
obiettivi europei per far fronte al cambiamento climatico, «esprime un impegno
ambizioso che porrebbe l'Europa in una posizione di leadership assoluta in
questa battaglia globale». Ha però ritenuto opportuno evidenziare «il contrasto
tra il carattere di universalità di questo target
e l'approccio unilaterale dei vincoli europei». A suo parere, occorre «avere il
coraggio di ammettere che una nostra prova di virtuosismo potrebbe rivelarsi al
contempo, inutile sul piano ambientale e rovinosa per la nostra industria, se
svincolata dall'evoluzione del negoziato multilaterale».
Affermando poi di aderire all'obiettivo di salvaguardare l'ambiente, ha
sottolineato la necessità di conseguirlo con strumenti «più efficaci e
ampiamente condivisi». Queste due condizioni, ha spiegato, «devono essere
necessariamente cumulative e l'una senza l'altra rende vano ogni sforzo e può
addirittura avere conseguenze irrimediabili per la nostra industria». Per tale
motivo, «non possiamo prescindere da un'analisi costi/benefici». Il deputato ha
poi sottolineato che un approccio di questo tipo «non significa assolutamente
ponderare o mettere in discussione l'importanza della salvaguardia del
pianeta», ma occorre che gli strumenti siano attentamente valutati «anche in
termini di aggravi economici o burocratici per le nostre imprese e per i
bilanci pubblici, nonché in termini di competitività delle produzioni europee,
con particolare attenzione a quelle di piccole e medie dimensioni».
A suo parere, ciò resta valido, a maggior ragione, «in questo momento
che vede l'economia mondiale ostaggio di una congiuntura economica negativa e
che impone una nuova analisi dell'impostazione che daremo al pacchetto», in
particolare alla revisione dei criteri di calcolo dei target nazionali. Ha poi rilevato l'importanza di sfruttare al
meglio i cosiddetti meccanismi di flessibilità, poiché «solo così potremo
sperare di esser ancora competitivi a livello mondiale». Ha quindi concluso
sostenendo che, in questo momento, «è più che mai necessario evitare
contrapposizioni strumentali tra difensori dell'industria e paladini
dell'ambiente».
Umberto GUIDONI (GUE/NGL, IT)
ha rilevato che vi è chi sostiene che la direttiva europea del 20/20/20 imponga
costi troppo elevati per l'economia dell'Unione europea e che «fra questi c'è
il governo italiano che ha presentato stime dei costi quasi doppi, senza prove
convincenti». Tuttavia, ha proseguito, «simili posizioni sottovalutano il
futuro prezzo dei combustibili fossili e ignorano gli ingenti vantaggi
derivanti dalla rapida diffusione delle energie rinnovabili», come la sicurezza
dell'approvvigionamento ma, soprattutto, la creazione di nuovi posti di lavoro,
«in un momento di recessione in cui migliaia di lavoratori sono espulsi dai
processi produttivi».
L'aumento di efficienza energetica e l'utilizzo diffuso di fonti
rinnovabili, ha proseguito, «sono la ricetta per uscire dalla crisi economica».
A suo parere, peraltro, «concentrare grande parte dei fondi pubblici per
salvare le banche significa riproporre quello stesso modello economico tutto
basato sulla finanza, che ha creato la crisi che stiamo cercando di
combattere». Occorre quindi affrontare la situazione economica cambiando
strategia e «la direttiva UE punta all'innovazione e tenta di affrontare in
tempo gli sconvolgimenti creati dai cambiamenti climatici ormai in atto», un
problema «che peserà sempre di più sulla vita dei cittadini europei e
sull'economia degli Stati membri». Ecco perché, ha insistito, «gli investimenti
pubblici non devono andare a sostegno dei settori tradizionali, ma devono
concentrarsi sulle attività che portano innovazione in campo energetico e
ambientale».
Il deputato ha poi sottolineato che i fattori chiave per la crescita del
settore delle energie rinnovabili «sono lo sviluppo delle reti di distribuzione
e l'accesso prioritario a queste reti». Ha quindi ricordato che, tra gli anni
'60 e '80, «le enormi spese per le infrastrutture di rete per i grandi sistemi
centralizzati furono sostenute con grandi investimenti pubblici», e questo
aspetto «deve valere anche per garantire il futuro del sistema energetico
basato sulle rinnovabili». A suo parere occorre quindi gestire impianti di
generazione di energie rinnovabili con nuove tecnologie: «c'è bisogno di
investimenti, di ricerca e di sviluppo di tecnologie». Evidenziando poi
l'urgenza di approvare questo pacchetto alla plenaria di dicembre, «come si
aspettano i cittadini europei», ha concluso sostenendo che «non possiamo
permettere che la miopia di interessi di alcuni Stati e di alcuni interessi
economici possa bloccare questo processo».
Hans BLOKLAND (IND/DEM, NL)
si è rallegrato per «l'ambizioso pacchetto sul clima e sull'energia» e ha
ringraziato la Commissione per i suoi «instancabili sforzi durante i
negoziati». In alcuni momenti, ha proseguito, la presidenza ha dato
l'impressione di non poter progredire sostanzialmente verso la posizione del
Parlamento europeo e «ciò potrebbe veramente recare pregiudizio al pacchetto
sull'energia e sul clima». Alcuni Stati membri, ha concluso, stanno usando la
crisi finanziaria come pretesto per attenuare gli impegni climatici ma i costi
in futuro sarebbero molto più elevati.
Interventi dei deputati
italiani
Roberto MUSACCHIO (GUE/NGL,
IT) ha ricordato che in un recente rapporto il Panel degli scienziati dell'ONU
che lotta contro il cambio climatico ha reso noto che le emissioni di CO2
«hanno ripreso ad accelerare più del previsto». Pertanto, occorre che «anche
noi acceleriamo le nostre decisioni e far sì che siano adeguate». Il
Parlamento, ha poi affermato, «ha lavorato con intelligenza, competenza, e con
passione» e ha già approvato nella sua commissione Ambiente testi importanti.
Si quindi detto convinto che la Commissione riconoscerà «il valore di questo
lavoro» e ha ricordato che occorre approvare il pacchetto entro la prossima
sessione di Strasburgo.
A suo parere, «non bisogna indebolire gli impegni, mantenendo i punti
fondamentali del Parlamento come il carattere effettivo delle riduzioni, il
passaggio automatico dal 20 al 30%, la creazione di un fondo per l'adattamento
e il trasferimento tecnologico verso i paesi terzi». A Poznan, ha quindi
insistito, «l'Europa deve giocare un ruolo decisivo, sapendo tra l'altro che è
interesse dell'Europa stessa la firma del dopo Kyoto da parte di Cina e USA».
Il deputato si è poi detto «profondamente dispiaciuto come italiano che
il governo del mio paese e la sua Confindustria abbiano assunto una posizione
così reazionaria e dannosa, innanzitutto per il mio stesso paese». Dire che la
crisi economica rende impossibili gli interventi sul clima, ha detto, «è una
sciocchezza»; al contrario «è proprio la lotta al cambiamento climatico che
deve fare da punto di riferimento per una riconversione ecologica industriale
che deve rappresentare il punto centrale dell'intervento in questa crisi
drammatica». L'ambiente, ha concluso, «non è un problema per l'economia, ma è
la chiave di soluzione insieme a un diverso indirizzo sociale di una crisi che
nasce proprio da un'economia malata che fa male all'ambiente e al lavoro».
Guido SACCONI (PSE, IT) ha
anzitutto ringraziato i colleghi che «hanno valorizzato giustamente il
risultato raggiunto lunedì scorso con l'accordo sul regolamento che impone
l'obbligo di riduzione del CO2 degli autoveicoli». Ha quindi voluto spiegare
perché si è prodigato ad accelerare la realizzazione di questo accordo.
Anzitutto, affinché si sbloccasse il pacchetto almeno per un dossier per
dimostrare che, anche se è difficile, «è davvero possibile conciliare la tutela
dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico, da un lato, e la dimensione
economica della competitività e sociale, l'occupazione, dall'altro lato».
Dicendosi consapevole della crisi che sta vivendo il settore automobilistico,
ha evidenziato l'importanza del segnale lanciato con l'accordo.
La seconda ragione dell'accelerazione, ha continuato a spiegare, è
perché ha ritenuto molto meglio chiudere questo dossier prima del Consiglio
europeo della prossima settimana, così da impedire ai capi di Stato e di
governo di modificarlo. Rivolgendosi quindi ai colleghi che hanno criticato
l'accordo, ha affermato che essi non hanno capito che sarebbe stato meglio
chiudere anche gli altri dossier. Ha quindi concluso esortando ad avere
coraggio, per non consentire, come è successo sulle rinnovabili, «che un paese,
il mio purtroppo, abbia posto un veto rendendo impossibile un accordo».
05 / 12 / 2008
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