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Filcem-Cgil: più efficienza energetica per uscire dalla crisi
“La Filcem-Cgil vuole contribuire a creare nelle
aziende una cultura dell'efficienza energetica - terreno questo assolutamente strategico
- al pari di quella che ha costruito in
tutti questi anni su salute e sicurezza, ambiente e territorio. E aprire un
confronto con tutte le imprese industriali e dei servizi per realizzare, attraverso la contrattazione
e a strumenti di convergenza tra le parti sociali (protocolli, accordi
territoriali, prima parte dei contratti), un modello energetico più
sostenibile, ecocompatibile e competitivo”: lo ha detto Giacomo Berni,
segretario nazionale della Filcem-Cgil, introducendo i lavori del “focus”
promosso oggi a Roma dalla Filcem e dall'Ires-Cgil sulla efficienza energetica
per uscire dalla crisi industriale.
“Un confronto serrato dunque sull'innovazione di
processo ma anche sull'innovazione di prodotto - ha sostenuto il
relatore - soprattutto perché
l'efficienza energetica può e deve costituire una delle molle per favorire la
ripresa industriale e la tenuta occupazionale”.
Senza tuttavia disdegnare quei “piccoli
miglioramenti continui” derivanti da
una maggiore attenzione di manager e lavoratori
in ogni fase del processo lavorativo per ridurre l'impiego di energia,
acqua, rifiuti ed emissioni inquinanti.
Ma una volta negoziati e raggiunti tali benefici?
Giacomo Berni ritiene che potranno essere condivisi tra impresa e lavoratori
attraverso forme premiali, individuali e collettive, sia in termini di
occupazione che di qualità del lavoro e dell'ambiente, professionalità, ma
anche di miglioramento della retribuzione.
“Certo, non si parte da zero – ha aggiunto il
segretario - perché passi avanti sul
fronte dell'efficienza sono stati prodotti, come nel caso della chimica.
Infatti, tra il 1990 e il 2005 la chimica ha
ridotto del 13% i propri consumi totali, del 39% le proprie emissioni di CO2
(più delle previsioni di Kyoto!) e di oltre il 20% la propria intensità
energetica (indicatore che esprime il rapporto tra quantità di energia
consumata e il valore della produzione, n.d.r.).
Negli ultimi venti anni lo stesso settore
termoelettrico ha contenuto le sue emissioni di CO2 (da 485 g/kwh del 2001 a 430 g/kwh previste al
2010) grazie a forti interventi sul
parco di generazione che hanno innalzato l'efficienza media dal 40% del
2001, al 44% del 2006 fino al 48% previsto nel 2010.
Nella petrolchimica, ad esempio, si
potrebbero avere miglioramenti nei rendimenti energetici e negli impatti
ambientali con il solo passaggio da celle a mercurio a celle a membrana proprio
nella fase di separazione elettrolitica dal sodio al cloro: “quello insomma –
ha detto Berni – per cui ci battiamo a Porto Marghera”.
Importanti margini di miglioramenti – anche se
ancora insufficienti – sono presenti anche nei settori manifatturieri come il farmaceutico,
la gomma-plastica, il vetro, le
ceramiche.
In sostanza la Filcem-Cgil - ha concluso Berni -
vuole provare a fare un bilancio e
confrontare gli obiettivi di efficienza fissati dall'Europa al 2020 con quelli
del Piano d'azione italiano del luglio 2007. In particolare:
1)
come sono
stati spesi i fondi pubblici dello Stato, delle Regioni, quelli comunitari
e correggere eventuali distorsioni o errori;
2)
come ha
funzionato il sistema dei “certificati bianchi” (quei titoli che
attestano l'avvenuto intervento di risparmio ed efficienza energetica da parte
delle imprese, n.d.r.) se nei primi due anni di applicazione ha visto
uno sviluppo solo del 6% dei progetti approvati dall'Autorità per l'energia per
il settore industriale;
3)
come far
decollare l'Agenzia nazionale per l'efficienza energetica, questione
questa rimasta per troppo tempo aperta e insoluta.
23 / 04 / 2009
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