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I “100 Soli” di Michael Light

Il libro, per le edizioni Contrasto, è oggi esaurito. Ma quella mostra ha Roma all’Auditorium Parco della Musica nel 2004 fu un evento. Quale contributo al dibattito di oggi riproponiamo dal sito www.graziarosavillanipress.it la recensione della mostra di allora e, in coda, uno stralcio dell’intervista rilasciata da Michael Light a Alessandra Mauro, direttore editoriale di Contrasto e distribuita allora alla stampa. Questa la recensione Mostra di Michael Light all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Immagini già coperte dal segreto militare alle quali si lavorava al centro di Lookout Mountain di Hollywood C’è una Hollywood sconosciuta. Quella di Lookout Mountain, centro operativo dell’aeronautica Usa, che tra il 1945 e il 1962 lavorò allo sviluppo delle immagini dei 216 test nucleari atmosferici eseguiti dagli Usa. Allora registi, cineoperatori e fotografi avevano prestato il giuramento del silenzio. Oggi quelle immagini (dal 1949 al 1962) da apocalisse non sono più coperte dal segreto militare. Cento di esse compongono una eccezionale mostra in corso all’Auditorium Parco della Musica fino al 1° agosto. Il fotografo Michael Light di San Francisco ha realizzato infatti la mostra “100 Soli”, dove il sole è l’indicibile bagliore scatenato dall’esplosione nucleare. Immagini inedite che ritraggono anche i soldati stelleastrisce costretti ad assistervi, sia pure a una certa distanza. La mostra non racconta che fine hanno fatto quei soldati. Con la crudezza dei dati, con la fantasia dei nomi scelti per ogni esperimento nucleare che mutuano terminologie anche di indiani da America e ne minimizzano gli effetti, con le unità di misura che danno il brivido, kiloton e megaton (migliaia o milioni di tonnellate di tritolo), raccontano di un’America atomica nata con primo esperimento del New Mexico, proseguita con le tragedie di Hiroshima e Nagasaki (ma la mostra volutamente non parla di questi episodi) e sfociata poi nella Guerra Fredda. Fino al non si sa quanto reale disarmo di oggi. Dal 1963, anno del Trattato Usa-Unione Sovietica per la messa al bando limitata dei test atomici gli esperimenti divennero sotterranei. Da allora e fino al 1992 gli Usa hanno effettuato altri 723 test sotterranei. Le foto sono tratte dagli archivi del Los Alamos National Laboratory e dagli Archivi Nazionali Statunitensi nel Maryland. Ritraggono esplosioni effettuate nel deserto e nel Pacifico. “E’ come – ha detto Light alla conferenza stampa di presentazione della mostra – trovarsi nel punto di vista della veranda imperiale”. “Mi sono reso conto – ha aggiunto – che la consapevolezza di quel che era davvero accaduto durante i test, era limitata alle persone che vi avevano partecipato direttamente. Basta. Nessun altro ne era a conoscenza. Le persone coinvolte nei test erano migliaia, ma la consapevolezza pubblica era pari allo zero”. Questo lo stralcio dell’intervista di Alessandra Mauro Qual è la storia che le immagini e il testo raccontano nel tuo libro? Queste fotografie, scattate tra il 1949 e il 1962, quindi con le ultime fatte oltre 40 anni fa, si riferiscono a un periodo storico molto preciso, la guerra fredda, ma è molto chiaro per me che riportano immediatamente al presente. L’era nucleare non è una cosa del passato, è ora, adesso. Spero non avremo una nuova guerra, spero non vedremo esplodere armi nucleari, ma sapere che queste armi esistono cambia il nostro modo di stare e sentirci nel mondo. Per questo motivo, ho voluto completare il libro con una cronologia de test nucleari, sovietici e americani, degli ultimi quarant’anni. Ed è stato terribile compilare quell’elenco e verificare quante armi nucleari fossero state disponibili ogni anno. La cronologia ci permette di riportare i fatti del passato fino ad oggi. Dopo L’11 settembre l’America è in uno stato di reazione esagerata a tutto, come una iperazione isterica. Certo abbiamo avuto un’esperienza terribile di terrorismo che ci ha devastato e ucciso a migliaia, ma non si può da questo a consolidare uno stato di “guerra” permanente; sembra di tornare ai tempi della guerra fredda. Nel volume ho deliberatamente escluso qualsiasi immagine di Hiroshima e Nagasaki: sarebbe stato un libro del tutto diverso. Ognuna di queste foto rimanda a Hiroshima e Nagasaki, e quelle tragedie ricorrono continuamente nei testi ma quel che ho voluto fare è permettere al lettore di accostarsi prima di tutto al fenomeno bomba come ad una tragedia definitiva (ultimate tragedy). Nei miei libri, mi muovo all'interno di un linguaggio visivo completo, con i testi e le foto che creano un tutto inscindibile. Parlare della bomba non è facile. Si tratta di un evento indescrivibile, al limite dell’incomprensibile. 100 soli presenta l’evidenza visiva di ciò che è la bomba anche se non credo che potremmo mai arrivare comprendere completamente quel che ha significato. Ma per semplificare, credo che questo volume rappresenti un modo per attirare l’attenzione delle persone normali, non un fisico, non un chimico, non un esperto – e coinvolgerli su un argomento molto, molto difficile. Non si tratta di banalizzare l’atomica ma solo mettere il lettore di fronte agli eventi, alla situazione più terribile che l’umanità abbia mai fronteggiato. Un compito doppiamente difficile perché, sia chiaro, 100 Soli si basa sulla seduzione. Del resto, il potere è seduttivo e tutti noi amiamo il potere, amiamo il controllo: questa è l’essenza della cultura. Amiamo il controllo delle persone umane. Seduzione da un a parte e repulsione dall’altra, ovviamente. Gli scienziati sono stati sedotti, così come i politici, il pubblico e anche noi subiamo questa seduzione anche se sappiamo che si tratta di una cosa in sé orrenda che ha causato disastri e vittime. Questo confine, questo spartiacque o limite, rende interessante un‘operazione come 100 Soli: ci permette di muoverci avanti e indietro tra fascino e repulsione. 15 / 08 / 2009




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