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Noscorie Trisaia, centrale a biomasse di Tricarico serva a dibattito più ampio

In una nota Noscorie Trisaie interviene sulla questione della centrale a biomasse di Tricarico sollecitando un confronto più ampio per scongiurare che la Basilicata diventi una “colonia energetica e di rifiuti a livello internazionale”. “Fa piacere – scrive l’organizzazione - che molti esponenti politici del consiglio regionale si stanno interessando alla questione della centrale a biomasse di Tricarico, ma sarebbe opportuno approfondire la questione non solo per difendere eventuali bacini elettorali ma guardarla nel contesto regionale di appartenenza anche perché ci sono in campo progetti per far diventare questa regione una colonia energetica e dei rifiuti a livello internazionale. Dopo il Mercure con una centrale in pieno parco nazionale del Pollino (bloccata dai cittadini e da alcuni sindaci), un'altra a Teana sempre vicino ai boschi del Pollino (sempre bloccata dai cittadini), c'né un'altra in iter a Stigliano di grossa potenza,, un'altra approvata a Pisticci ,ora quella di Tricarico e tante altre nei cassetti delle società energetiche rampanti. E questo per le sole biomasse, non volendo parlare di turbogas, eolico selvaggio, inceneritori.discariche,trivelle,megastoccaggi di gas ecc. Le potenze in progetto – commenta ancora Noscorie Trisaia - sono così elevate per quelle a legname che per poter utilizzare cippato dovremmo disboscare tutto quello che rimane in termini di alberi in Basilicata per avviare gli impianti e fermarli dopo pochi mesi per mancanza di legname. Un assessorato all'ambiente in una regione per circa il 70% soggetta a rischio idrogeologico gli alberi dovrebbe piantarli e non bruciarli.Il legname potrebbe essere importato da fuori, ma poi il bilancio energetico e soprattutto ambientale non regge più in termini di emissioni di Co2 (il legname o la biomassa importata oltre 50 Km non conviene dal punto di vista dell'inquinamento, e deve essere reperita in loco). .Ma si dovrebbe comunque disboscare altre aree del pianeta, lo stesso olio di palma in Indocina sta distruggendo le foreste tropicali per far posto ai palmeti, peggio ancora per gli oli vegetali, vedi l'olio di soia per il quale le multinazionali affamano i popoli che non possono più acquistare la soia perché i prezzi sono saliti per colpa dei biocarburanti. Per cui in questa regione se vogliamo parlare di biomasse – dice Noscorie Trisaia - non possiamo andare oltre l'alimentazione della stufa comunale per riscaldare scuole ed edifici pubblici o la produzione di pellets (senza collanti tossici) residuo della pulizia delle sterpaglie. Il resto diventa puro dispendio di fondi pubblici spesi in impianti e certificati verdi ,da impiegare semmai nel solare o nel risparmio energetico. L'atroce dubbio che in futuro gli impianti possono bruciare cdr (combustibile derivato da rifiuti) resta quindi ancora più fondato , con le aziende che forse faranno business bruciando rifiuti e i cittadini che dovranno subirsi l'inquinamento pagando salatamente la tarsu . Tutto questo in una regione che fa poca raccolta differenziata ed è agli ultimi posti in Italia per produzione di rifiuti. Per una questione di democrazia, di difesa della salute pubblica e di sviluppo e tutela del territorio fanno bene i cittadini ad opporsi a queste scelte energetiche. Noscorie Trisaia pertanto – conclude - solidarizza con i comitati locali che si oppongono a queste scelte e che non si distraggono questa volta al bivio delle Biomasse così come fanno i politici in Basilicata quando si parla di energia e di rifiuti”. 14 / 11 / 2009




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