Di Graziarosa Villani Cinquant’anni di Casaccia cosa ha costituito per i territori del lago sabatino? Non basta infatti una semplice linea di confine virtuale a spezzare il legame che in questi decenni il più grande centro dell’Enea con oltre 1.400 dipendenti, nel bene e nel male, ha avuto con Anguillara, Bracciano, Manziana. E’ in questi paesi infatti, più che nell’estrema periferia di Roma, che i ricercatori, impegnati nel nucleare e non, vennero a stabilirsi a centinaia con le famiglie contribuendo a modificare l’economia locale. La richiesta di nuove case in primo luogo diede l’avvio al boom edilizio. Ad Anguillara gli anguillarini lasciarono in gran parte le case del centro storico. Nacque un’Anguillara dalla villette a schiera. La Casaccia che dal primitivo casolare si andò via trasformando aggregando attorno a se padiglioni e laboratori, agli albori richiedeva manodopera e fu così che la Casaccia divenne uno dei centri nevralgici per il lavoro. Tecnici non specializzati, personale per le pulizie e per la mensa, giardinieri e così via, fino ai lavoratori della Nucleco che si occupano del trattamento dei rifiuti radioattivi ospedalieri in un’area distinta entro la Casaccia. Per il resto comunque è rimasto un rapporto incompiuto. Se i ricercatori hanno cercato via via di entrare a far parte del tessuto politico ed amministrativo dei paesi d’adozione divenendo alcuni consiglieri comunali, l’Enea è rimasto per decenni ed ancora lo è un gigante chiuso su se stesso. Malgrado infatti un così grande serbatoio di conoscenze pochi o nulli sono state le ricerche che l’Enea ha svolto sul territorio, nemmeno dal punto di vista ambientale e ciò malgrado il lago. Solo di recente tra il ben più giovane Parco di Bracciano-Martignano e l’Enea sono state stipulate delle convenzioni per progetti comuni. Nulla è stata poi l’informazione alla cittadinanza, malgrado l’allarme suscitato dalla presenza di un deposito superficiale di scorie radioattive mantenuti in fusti e dell’operatività di vari reattori tra cui il Triga e il Tapiro, sugli eventuali rischi. De deposito se ne parlò in una seduta di Consiglio comunale ad Anguillara con grande allarme. Ma dall’Enea Casaccia nessuna apertura. Nessun piano a livello preventivo ha riguardato poi la popolazione nel frattempo lievitata attorno al centro. E ciò nonostante il recente allarme internazionale dovuto al terrorismo faccia della Casaccia un cosiddetto “sito sensibile” a rischio d’attacco. Così in questi 50 anni territori e Casaccia hanno viaggiato su linee parallele non incontrandosi mai. Ed ancora oggi che si parla di “riaccensione” dei reattori, in realtà sempre quiescenti, e che il commissario Enea, come ha detto il 20 ottobre nel grande evento celebrativo alla Casaccia, definisce la nuova fase come “Rinascimento nucleare”, Enea e territori intorno non parlano, come fossero due coniugi separati in casa intenti ad accusarsi l’un l’altro di responsabilità incrociate. Un rapporto invece che se avesse assunto da subito le caratteristiche di un processo che oggi si definisce “partecipato” avrebbe potuto dare ben altri frutti.
Enea: la ricerca sulla fusione nucleare-un caso di successo nel panorama industriale italiano In Europa è in corso di definizione una “road map” del programma europeo sulla fusione, mentre il nostro Paese deve decidere se vuole continuare ad operare in questo settore strategico ad alta tecnologia, che ha già permesso la crescita di una comunità scientifica di eccellenza mondiale, di raggiungere elevati livelli di competitività nell’ambito della ricerca scientifica e tecnologica, e che...
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