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USI-RdB Ricerca Enea: “Il bidone nucleare”

Riportiamo una nota dell’USI-RdB Ricerca Enea “La caccia è finita calano gli avvoltoi a contendere brandelli di preda alle leonesse. Così oggi l'Enea briga per uno sgabello al banchetto di denaro pubblico imbandito da Areva e Westinghouse, Enel ed Edison, Ansaldo e Impregilo. Il neocommissario ospita in pompa magna esponenti del governo e dell'industria per esaltare le “eccellenti professionalità” dell'Enea e le “competenze” nell'ambito della “qualificazione e certificazione” nucleare. Non importa che la fissione dell'Uranio (ribattezzata pretenziosamente “nucleare di III generazione”) sia una tecnologia obsoleta che fornisce poca energia, dipende da un combustibile in via di esaurimento e genera un mucchio di scorie di cui nessuno sa che fare, in Italia come nel resto del mondo. Non importa che i sistemi di controllo del reattore EPR (costruito dalla francese Areva) siano stati giudicati insoddisfacenti dalle Autorità per la Sicurezza Nucleare britannica, francese e finlandese (1) e che la concorrente Westinghouse (che propone il reattore Ap-1000) non abbia costruito un solo reattore a casa propria (gli Stati Uniti) da più di 30 anni. Non importa nemmeno che installare sul territorio italiano due reattori di concezione diversa significhi raddoppiare i costi di gestione e i rischi per la sicurezza. Non importa che nei prossimi decenni l’Italia andrà incontro a un eccesso di potenza elettrica installata e che la filiera del combustibile nucleare, sia a monte che a valle delle centrali, resterà all’estero (presumibilmente in Francia), trasformando di fatto il nostro paese in una sorta di colonia energetica delle economie nord europee. Non importa che la popolazione italiana sia in maggioranza contraria al nucleare e che il nostro territorio, a rischio sismico e superurbanizzato, sia straordinariamente inadatto a questo tipo di impianti. Non importa che la maggior parte delle nazioni occidentali abbiano di fatto congelato i loro programmi nucleari da almeno 20 anni e che il più ricco e sviluppato dei paesi europei (la Germania) abbia addirittura deciso di chiudere tutte le sue centrali entro il 2050, puntando le sue carte sulle energie rinnovabili (a meno di non ritenere che la patria delle discariche abusive e dei treni in ritardo, di Pulcinella e di Berlusconi, sia tecnologicamente più avanzata dei tedeschi!). Non importa, per quanto riguarda l'Enea, che la ricerca nucleare sia bloccata, ufficialmente, dal 1986 e nei fatti da quel lontano 1964 in cui incominciò la persecuzione giudiziaria di Felice Ippolito. Gli scienziati che 50 anni fa dettero vita entusiasticamente al CNEN sono ormai in pensione, quando non passati a miglior vita, e nessuno è giunto a sostituirli. Non importa che le competenze sbandierate dal neo-commissario siano in realtà poca cosa rispetto a quanto sarebbe necessario per un’impresa così grande e delicata quanto l’industria elettronucleare. E non importa infine che un Ente di Ricerca (o un'Agenzia Pubblica, se si preferisce) dovrebbe costituire parte dell'intelligenza collettiva di una nazione, indirizzandone con saggezza le scelte in campo tecnologico ed ambientale. L'Enea ha fatto da tempo un'altra scelta: rinunciare al rigore scientifico per il denaro, trasformandosi in una specie di Vanna Marchi della tecnologia, pronta ad appaltare i propri servizi (reali o presunti) al miglior offerente. Ai dirigenti dell'Enea, e ai loro sodali della Sogin, vorremmo porre alcune domande: - Quali misure precauzionali sono state adottate per evitare che si ripeta un incidente come quello del 13 giugno 2007, quando per poco non saltava in aria il deposito del Plutonio della Casaccia a causa della sbalorditiva incompetenza degli operatori? - Cosa è stato fatto per mettere in sicurezza le piscine di Saluggia, della Trisaia e della Casaccia, dove si sono verificati sversamenti di liquidi radioattivi, e per bonificare le falde contaminate di Saluggia? - Sono ancora dell'avviso che la contaminazione da Plutonio dei loro dipendenti non debba considerarsi un incidente, ma un semplice “evento” ordinario, come ebbero l'impudenza di affermare davanti al personale della Casaccia nel corso dell''”incontro informativo” del 5 ottobre 2006? Attendendo una risposta convincente ribadiamo la nostra assoluta contrarietà sia all’installazione di un’industria elettronucleare in Italia che alla trasformazione dell’Enea in un semplice erogatore di servizi a buon mercato per l’industria privata. La questione del nucleare ed il destino energetico del nostro paese sono faccende troppo importanti per lasciarle in mano all'incompetenza dei politici e all’arroganza degli affaristi. Su questi temi è necessario che tutti i cittadini facciano sentire la loro voce. All’Enea non si deve disperdere la tradizione di mobilitazione del personale ne’ il patrimonio di conoscenze accumulato nel tempo dalle associazioni ambientaliste. Incontriamoci e prepariamoci, già nelle prossime settimane, per affrontare insieme il piano di aggressione nucleare che minaccia la vita e il futuro di tutti noi”. 25 / 01 / 2010




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